La cultura media odierna è ricchissima di luoghi comuni sulla nutrizione. Tutti quanti pensano di conoscere, quasi inconsapevolmente, vari capisaldi della nutrizione. Queste convinzioni sono così radicate nell’immaginario collettivo che tutti pensano di essere nati con questo bagaglio culturale o al massimo averle acquisite per imprinting nei primi giorni di vita.
Scherzi a parte, sarebbe praticamente impossibile eradicare tali credenze anche se si dimostrasse inequivocabilmente che sono errate. Fra questi luoghi comuni, alcuni fra i più diffusi sono:
- il sale fa male ed in particolare il è il sodio ivi contenuto che fa male,
- tutti i grassi fanno male al fegato (sono “pesanti” per lo stesso),
- la carne rossa fa male,
- i latticini fanno male ai non più giovanissimi,
- le uova sono da evitare perché fanno “venire” il colesterolo,
- la panna del latte è un demonio tentatore,
- gli alimenti di origine animale fanno male agli anziani,
- per “invecchiare bene” meglio mangiare poco e attenersi a più o meno frequenti periodi di digiuno,
- il vegetale è più sano dell’animale,
- il vegetale è meno allergenico dell’animale,
- il sale di sodio dell’acido glutammico fa male,
- l’olio di palma fa male,
- l’alimentazione umana dovrebbe essere basata sui carboidrati secondo lo schema della piramide alimentare.
- I carboidrati è bene che siano assunti lontano dalle proteine
- ecc… ecc…
Purtroppo di basi scientifiche atte a suffragare queste credenze popolari in abito buono ce ne sono veramente poche. In effetti si tratta in gran parte di esempi di ottime occasioni perse per tacere. Il buon Ghoete aveva teorizzato che non c’è nulla di più dannoso dell’ “ignoranza attiva”, dove per “ignoranza attiva” si intende l’attitudine all’insegnamento delle proprie convinzioni “discutibili”.
Se volete conoscere la realtà dei fatti continuate a seguirci e, con l’ausilio della consulenza scientifica del Prof. Pezzi, sfateremo questi miti uno alla volta.
Lascia un commento